Il boom delle esportazioni registrato dalla Cina sta suscitando crescente preoccupazione nell’Unione europea, che da tempo cerca soluzioni negoziate per riequilibrare non soltanto la bilancia commerciale, ma anche per contenere l’espansione delle aziende cinesi nel continente e nelle aree di interesse strategico europeo. In questo contesto, la Commissione europea starebbe lavorando all’individuazione di nuovi strumenti per contrastare il crescente peso delle aziende cinesi in gare d’appalto condotte da Paesi partner e finanziate con fondi UE. Secondo quanto riportato da Agenzia Nova, che cita fonti vicine al dossier, Bruxelles starebbe valutando l’introduzione, nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea — il bilancio comunitario per il periodo 2028-2034, attualmente in fase di negoziazione —, di una clausola destinata a favorire le imprese europee nell’assegnazione degli appalti sostenuti da risorse o garanzie dell’UE.

A riaprire il dibattito sarebbe stata l’aggiudicazione al gruppo statale cinese CRRC di due commesse ferroviarie in Tunisia, finanziate in larga parte da istituzioni europee. La questione era già stata sollevata più volte nei mesi scorsi durante i briefing organizzati dalla Commissione europea.

L’esito delle gare ha suscitato disappunto a Bruxelles, dove si osserva come l’Unione e le sue istituzioni finanziarie assumano una parte rilevante del rischio connesso agli investimenti nei Paesi partner, mentre gli appalti vengono poi assegnati ad aziende di Paesi extra-UE, nel caso specifico cinesi.

Nel giro di dieci giorni, CRRC Nanjing Puzhen, controllata del gruppo statale cinese CRRC, si è aggiudicata in Tunisia due commesse ferroviarie per complessivi 23 elettrotreni. Secondo l’agenzia africana Ecofin, il 10 luglio la società pubblica Transtu ha firmato con il costruttore cinese un contratto da circa 75 milioni di euro per 18 convogli destinati alla linea suburbana Tunis-La Goulette-La Marsa.

Il progetto complessivo è sostenuto dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), che ha concesso un finanziamento da 45 milioni di euro, a fronte di un costo stimato di 90 milioni, per l’acquisto delle 18 unità. La scheda della BEI precisa inoltre che le procedure di gara devono rispettare le regole di approvvigionamento dell’istituto.

Pochi giorni prima, la SNCFT aveva assegnato alla stessa CRRC una fornitura da 38,2 milioni di euro per cinque elettrotreni destinati alla linea Moknine-Mahdia. La commessa rientra nel programma di ammodernamento della rete ferroviaria tunisina, finanziato dalla BERS con un prestito da 160 milioni di euro. I documenti della banca includono espressamente il raddoppio e l’elettrificazione della tratta Moknine-Mahdia, oltre all’acquisto dei nuovi convogli.

Sempre secondo quanto riferito da Agenzia Nova, il problema riguarderebbe diversi progetti infrastrutturali finanziati dall’UE nei Paesi del vicinato e in altre regioni.

La Commissione dispone attualmente di margini limitati per intervenire sull’aggiudicazione delle gare bandite dai beneficiari dei finanziamenti. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo finanziano infatti i progetti, ma gli appalti vengono assegnati dalle autorità e dalle società pubbliche dei Paesi interessati, secondo le procedure previste.

Bruxelles non può quindi imporre direttamente la scelta di un fornitore europeo, purché siano rispettate le regole della gara. Per correggere questo squilibrio, l’esecutivo comunitario sta esaminando la possibilità di introdurre nel prossimo bilancio pluriennale un criterio di preferenza europea o condizioni più stringenti per le imprese extra-UE.

Tra le ipotesi allo studio figurano requisiti relativi alle condizioni dei lavoratori, agli standard sociali e ambientali, alla trasparenza delle sovvenzioni pubbliche e alla presenza di una componente produttiva europea. Questi criteri potrebbero ridurre il peso attribuito al solo prezzo nell’aggiudicazione degli appalti, senza introdurre un’esclusione esplicita delle aziende cinesi.

Un boom di esportazioni cinesi verso l’UE

Il tutto mentre l’Europa appare in difficoltà di fronte all’afflusso crescente di merci provenienti dalla Cina. In base ai dati sul commercio estero cinese pubblicati lo scorso 14 luglio, a giugno le esportazioni del Paese sono aumentate del 27 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nonostante l’incremento delle importazioni, la Cina ha registrato un surplus commerciale di 576 miliardi di dollari nella prima metà dell’anno. Il boom delle esportazioni è stato trainato principalmente dalla crescente domanda legata alla corsa all’intelligenza artificiale e dal settore automobilistico.

Per quanto riguarda l’Europa, le esportazioni cinesi verso l’UE sono aumentate del 18,5 per cento, a fronte di una crescita delle importazioni dai Paesi dell’Unione limitata al 9,2 per cento. Tra i prodotti maggiormente esportati verso il mercato europeo figurano le batterie al litio, il cui export è cresciuto del 37,6 per cento, e le turbine eoliche, in aumento del 35,6 per cento.

Il numero di auto cinesi esportate ha inoltre superato per la prima volta il milione di unità in un solo mese. Secondo i dati dell’Amministrazione generale delle dogane, le spedizioni di veicoli sono aumentate del 71,2 per cento su base annua, raggiungendo 1,06 milioni di unità. Un ritmo che colloca il Paese sulla traiettoria per superare i dieci milioni di auto esportate nel 2026, dopo i 7,1 milioni dello scorso anno e i 4,9 milioni del 2023.

Citato da Euractiv.com, il responsabile della Commissione europea per l’applicazione delle norme commerciali, Denis Redonnet, ha dichiarato che l’UE continuerà a utilizzare i propri strumenti di difesa commerciale nei confronti della Cina.

Secondo Redonnet, nei “prossimi mesi” Bruxelles “continuerà ad adottare, ove necessario e legittimo, misure di protezione commerciale sia strutturali sia contingenti” per frenare l’impennata delle esportazioni cinesi.

Le misure strutturali includono le indagini antidumping e antisovvenzioni, mentre quelle contingenti comprendono le cosiddette misure di salvaguardia, destinate a proteggere l’UE da un aumento improvviso delle importazioni.

“Non ci sono segnali di alcun aggiustamento macroeconomico in Cina, né alcun segno che le caratteristiche strutturali a cui mi riferivo stiano cambiando in modo sostanziale”, ha affermato Redonnet, che ricopre anche l’incarico di vicedirettore generale della Direzione generale Commercio della Commissione europea.

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